Padula

La storia di una rinascita.

Nel guardare le sue antiche case arroccate sul cocuzzolo avrai la percezione di quella sicurezza che i suoi abitanti ritrovavano entro le sue mura, quando alla sera vi facevano ritorno dopo una giornata di lavoro trascorsa fuori. Una consuetudine diffusa nei paesi del Vallo di Diano e nell’Italia meridionale, soprattutto di tradizione bizantina, ma che qui portava forse con sé una paura radicata, dopo che i Saraceni distrussero Cosilinum sul colle vicino.

Quando, sul finire del IX secolo, dovettero costruirsi un nuovo paese, trasformarono in rinascita l’annientamento e la fuga.

Non si trattò soltanto di ricostruire le abitazioni. I Cosilinati dovettero organizzare un’altra struttura urbanistica, a cominciare dalla edificazione di una nuova chiesa, per poter ricreare gli spazi e i riferimenti di una vita di comunità. 

La distruzione prima e la ricostruzione dopo non cancellarono, tuttavia, il legame con Cosilinum, che iniziarono a chiamare la Civita, il luogo dei resti della città antica. Il primo edificio sacro lo intitolarono infatti alla Santa Maria della Civita, ed eressero, inoltre, la chiesa madre dedicandola al Principe delle Celesti Milizie Michele, al Sant’Angelo, quasi una traslazione di luoghi di culto dal luogo d’origine.

Non è un caso se a Cosilinum i Padulesi ritornano con cadenza annuale, quando in giugno in occasione della festività di San Michele raggiungono in processione la grotta di San Michele alle Grottelle, calcando il suolo dove sorgeva la loro antica città.

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