Grotte di Pertosa-Auletta

Qui, nulla è superficiale.

Un maestoso antro si apre nella parete rocciosa che spicca nel verde versante montuoso.

L’ascesa lungo il sentiero fa guadagnare l’ingresso quasi fosse il raggiungimento di una vetta, e non prepara a quello che si troverà oltrepassandolo.

Giunti nel vestibolo della Grotta, non si percepirà nell’immediato che cosa sorprenda maggiormente, se lo specchio d’acqua oppure l’oscurità e il flusso che provengono dal fondo. 

È qui che inizia il viaggio, non solo fisico.

La natura ha impiegato milioni di anni per dare forma a queste cavità, l’uomo le ha scelte per viverci e invocare su di sé la protezione del Soprannaturale, arricchendole di storia. Tutto ciò ne fa un sito turistico e un geosito UNESCO eccezionali.

L’uomo dell’Età del Bronzo abitò l’antigrotta trovandovi riparo, ma seppe anche adattarvisi costruendo palafitte, plasmando quello che potrebbe essere stato un suo primo paesaggio antropico. L’acqua del fiume e il rumore di sottofondo provenienti dall’interno, la cavità che si insinua nell’ignoto e il buio in cui si perde lo sguardo sul limite della luce creano forti suggestioni.

Nell’accompagnare il percorso speleologico, le guide ripropongono scenari di antichissimi rituali, dalla Protostoria all’Età ellenisticoromana attraverso il racconto dei manufatti ritrovati dove ora scorrono le acque e negli anfratti rocciosi, fino a quel Medioevo che vi pose l’effige di San Michele Arcangelo.

Le Grotte dell’Angelo conducono ai confini del mondo di superficie.

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